Sette cittadini su dieci sono stanchi

Le regionali in Emilia Romagna e in Calabria restituiscono al Paese una situazione estremamente imbarazzante e socialmente insostenibile. L’elevato astensionismo dimostra che più della metà dei cittadini chiamati al voto non ha più fiducia in nulla. Né Renzi, né Salvini, né M5S. Il motivo? Tutti uguali. I risultati dei tre mattatori delle elezioni sono determinati da cause differenti, dovute soprattutto alla componente mediatica. Chi ne esce sconfitta è l’intera classe politica, intesa per chi oggi fa politica nelle piazze e nelle istituzioni, visto che invece che recuperare cittadini che si rechino alle urne, ha contribuito all’allontanamento.

Elezioni 2013, le votazioni

La rossa Emilia, un fallimento per tutti

Il risultato emiliano è senz’altro quello più eclatante: 37% di affluenza, dato inverso rispetto alle recenti europee (circa 70% di affluenza) ed alle ultime regionali (68%). Vuol dire che il 63% degli elettori non vuole nessuno. Gente stufa. Possibile siano soprattutto giovani, liberi professionisti, disoccupati, piccoli e medi imprenditori. Nessuno da loro garanzie, né noi, né i due Matteo.

Il dato è che la terra rossa per eccellenza, di fatto (nonostante le elezioni le vinca il centrosinistra) ha bocciato il PD. Chi da sempre vive il partito (e in Emilia sono tanti, moltissimi) non vede in Renzi un uomo di sinistra. Pesa sicuramente la questione Jobs Act, che ha visto in questi giorni una contrapposizione tra sindacati e Governo, in una guerra all’interno del partito. Pesa una politica regionale imbarazzante, con il principe Errani (secondo solo a Formigoni per durata del regno) condannato per falso ideologico (che si dimette), con un intero consiglio regionale indagato per la questione spese pazze. Vibratori comprati con soldi pubblici. La crisi, la mancanza di soluzioni tangibili sul territorio (ci sono comuni ancora con le pezze al culo dopo il terremoto del 2012), una pessima immagine della politica locale, una scarsa pubblicità alle elezioni ed un governo abile solo a prendere per i fondelli i cittadini hanno costruito il perfetto contesto per lasciare gli emiliani a casa.

Calabria, terra difficile

Dalle regionali in Calabria non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Anche qui viene meno il regno del tanto chiacchierato Scopelliti per una condanna. Dal 1995 è balzato dalla Presidenza del Consiglio regionale, a Sindaco di Reggio Calabria, fino a diventare governatore. Inchieste su inchieste, ma lui è rimasto lì, fino alla condanna di qualche mese fa. Terra difficile, dove le cosche sono i veri fautori delle elezioni, dove in casa la tua candidatura può essere vista un male o un’opportunità. Ma non per quello che serve davvero, ossia il bene dei cittadini. E così, con un’affluenza che visto il contesto pare quasi accettabile, ma pur sempre in calo, è sempre il PD a spuntarla. Ma in quel contesto, per vincere le elezioni devi muovere interessi locali importanti, ed io osserverò.

Il boom della Lega ed il crollo M5S

Non si può negare che Salvini abbia traghettato la Lega ad un risultato eccellente in quel della rossa Emilia. Un 20% abbondante. Il pregio di Salvini è nella comunicazione dei beceri (semplicemente perché fomentano l’odio) messaggi leghisti in un messaggio semplice ed univoco, che si può riassumere in un: “PRIMA I NOSTRI”. La forza con il quale allontana le domande su legge elettorale, senato e tutto quanto non ha ripercussioni sulla vita delle persone e ribalta la questione dicendo “non mi interessa nulla di queste cose, voglio parlare di tasse, di lavoro, di immigrazione”, è da dieci e lode. Al sistema fa comodo, visto che la Lega è calata nello stesso da una ventina d’anni, e i media ne danno ampio risalto. Geniale lo spottone del lunotto. Inutile dire “ma la Lega era al governo con B.”. Non ha senso. Salvini è nuovo, è segretario da 11 mesi e repelle il passato del suo partito. Ha ridato verginità e forza allo stesso, succhiando voti verosimilmente ad un Forza Italia allo stremo (in attesa delle elezioni politiche dove Berlusconi tirerà fuori qualche sua genialata) e dall’estrema destra (anche se sono dati quasi irrilevanti). Ha sicuramente succhiato dal M5S per quel che riguarda l’euro, visto il ritardo con cui siamo usciti con la campagna #fuoridalleuro, su cui la Lega pompa da parecchio tempo ormai. L’altro pregio è l’identificazione di un nemico esterno, causa dei problemi dell’Italia. Per la Lega sono gli immigrati, su cui lo Stato investe vagonate di soldi, mentre per gli italiani ci sono solo tasse. Ecco come compattare l’elettorato. Lo faceva B., con la magistratura comunista e politicizzata, che voleva farlo fuori perché politicamente forte. Il badante di Cesano Boscone identificava il nemico nella giustizia, che paralizzava il Paese, le imprese, i cittadini e si intrometteva nella politica. Lo fa tuttora Renzi. Il nemico di Renzi non è Grillo, non è Cuperlo (sai che paura poi), non è Landini. Il nemico di Renzi, anzi, i nemici di Renzi sono “quelli che non vogliono cambiare il Paese”. Indeterminate persone, indeterminate forze politiche e sociali. La paura di ciò che non si conosce, porta a rifugiarsi in chi ti mette in guardia da quel pericolo.

Da non sottovalutare che il boom della Lega è determinato dallo svuotamento di Forza Italia e dall’astensionismo, perché a livello assoluto ha addirittura meno voti delle regionali precedenti.

E vengo al MoVimento. Quello che si sbaglia sulla comunicazione è evidente. Troppi messaggi, troppo complicati. La corsa non è sulle nicchie, ma su quella percentuale di astensionismo che si alza. Se quel numero sale, vuol dire che stiamo sbagliando, perché non diamo certezze e, ormai, ci percepiscono come gli altri.

La difficoltà di stare sui media tradizionali non è compensata da un’adeguata campagna sul web, dove il PD invece è ancora superiore. A questo sopperisce in parte il blog, ma la comunicazione parlamentare si assesta a livelli imbarazzanti.

Un sito orrendo, profili social inguardabili, troppi contenuti complicati su troppi canali. Abbiamo più di cento canali FB e più di cento canali twitter, il sito, i profili FB e twittere del gruppo camera e del gruppo senato, più di cento siti dei singoli parlamentari. La platea? La stessa. Quindi già coperta con il solo Di Battista (che da solo ha più like della pagina ufficiale del gruppo M5S Camera). Ma soprattutto il limite: l’autoreferenzialità della comunicazione. I messaggi che lanciamo piacciono agli attivisti, esempio banale: “teniamo il PD in aula tutta la settimana”. Al di fuori passa il messaggio che blocchi l’aula. E non riesci a spiegare il perché. Ai cittadini non importa del “fondo per la mobilità dolce” (nessuno sa cos’è la mobilità dolce), degli ex-LSU, dello sblocco stipendi al comparto sicurezza o agli insegnanti (già non considerare il restante comparto della PA è un autogol pazzesco, visto che stiamo parlando di meno di un milione di persone contro le restanti tre, e comunque al resto dei cittadini la PA fa schifo ed è vista come un settore di garantiti, parassiti e succhiasoldi), degli esoneri dei vicari del dirigente scolastico, del geobonus, delle pari opportunità e di quant’altro vi possa passare per la testa. I cittadini vogliono risposte sul lavoro, sulle tasse. Vogliono sapere se Equitalia porterà via loro la casa. Vogliono sapere se possono mandare i loro figli a scuola o all’università, se possono avere tutele quando perdono il lavoro. Quando riusciremo a fare questo salto di qualità, sicuramente ci saranno benefici importanti. Ma soprattutto occorre ricordarsi da dove veniamo e con che battaglie e principi siamo venuti su. Partecipazione e trasparenza. Se non riusciamo a far passare il messaggio che i cittadini devono partecipare con noi, beh, è ovvio che stiamo fallendo. Rivolgiamo il messaggio sbagliato alla platea giusta o il messaggio giusto alla platea sbagliata? O un messaggio sbagliato alla platea sbagliata (che sarebbe ancora peggio)?

Tutto questo è da tenere in considerazione, ma ricordo che si tratta di elezioni regionali. Certo, ha un effetto quello che succede a livello nazionale, ma in questo tipo di elezioni contano due cose: il radicamento sul territorio e gli interessi che smuovi. Il PD è presente in ogni comune della regione e per questo ha facilmente mantenuto il controllo, in un territorio che STORICAMENTE è una delle sue tre fortezze inespugnabili (Liguria, Emilia, Toscana). A questo si affiancano le centinaia di cooperative, associazioni, ONG, eccettera, che vengono mantenute con elargizioni, in genere grazie al finanziamento con i fondi strutturali che l’UE da alle Regioni. Coi soldi nostri mantengono la loro clientela. Poi gli appalti, le consulenze…non pensiamo di sradicare questi interessi in un attimo, in pochi anni. Miglioriamo e correggiamo le nostre pecche, ma teniamo conto che siamo passati da due consiglieri a cinque in Emilia. E in Calabria sfioriamo il cinque per cento (in un contesto come già detto difficilissimo). In tutto questo Grillo non si è mai visto (tranne l’altra sera in Emilia). E questo è da tener conto.

Nel concreto un risultato ottimo, ma le ricadute mediatiche sono da prendere in conto e devono fornire uno stimolo per capire come crescere dai nostri errori. Perché siamo giovani, sono convinto che portiamo avanti qualcosa di giusto e sensato. Ma non siamo impeccabili, perché siamo UMANI. E gli umani sbagliano.

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