Romanzo Quirinale, chi sarà l’erede del Re?

Finalmente il regno di Re Giorgio II giunge al termine. Sicuramente il peggiore Presidente che io ricordi, sotto ogni profilo, giuridico, politico ed umano.

Giuridico, perché Napolitano ha firmato qualunque porcata: dal lodo Alfano ai decreti legge indicibili di ogni governo. Inutile che lanci i messaggi “troppi decreti legge” e poi ogni settimana ne firmi uno, che non risponde a nessun criterio dell’articolo 77 della Costituzione.

Politico, perché non è mai stato terzo: prendendo le parti del Governo sempre e comunque e attaccando vergognosamente forze politiche di opposizione. Durante lo scandalo #MafiaCapitale, dove il sistema politico-mafioso della città di Roma è crollato come una castello di carte, con valanghe di arresti di politici e dirigenti pubblici, lui si è sperticato per dire “sì, la corruzione è un problema, ma lo è pure l’antipolitica che è eversiva”. Qual è l’antipolitica eversiva, caro Napolitano? Quella che denuncia e critica il malaffare ed ha le mani pulite? O quella di cui lei è garante da 9 anni, che stringe accordi sottobanco e poi si spartisce e spolpa il Paese a suon di mazzette ed appalti? Ma soprattutto, minacciare “o riforme o me ne vado” è da Capo dello Stato o da segretario politico e garante di accordi che conosce solo lei, insieme a Renzi e B e pochi altri prediletti?

Umano perché non ha mai avuto etica istituzionale: le intercettazioni con Nicola Mancino distrutte rientrano certamente nella sua sfera costituzionale, ma la sfera della dignità, almeno quella, si può ogni tanto tirare fuori? Lei che da Ministro dell’Interno secretò le carte della Terra dei Fuochi. Lei che è in politica da quando mio nonno era un giovine pulzello si è permesso di dare degli eversivi non solo all’opposizione più numerosa, ma a tutti i cittadini che hanno votato per il M5S. Una cosa indegna da parte di un Capo dello Stato.

Potrei tirare fuori mille decreti, dichiarazioni, aneddoti. Ma il suo regno finisce, il suo strumentale e vergognoso secondo mandato è al termine. Ed ora voglio vedere cosa ci propinerà Renzi!

L’assalto renziano

Nel 2013 abbiamo fatto un ottimo esperimento con le “Quirinarie”, tirando fuori un nome come Rodotà che ha messo in crisi il PD, che ha dovuto rifugiarsi nel Napolitano-bis, scatenando malcontento nei cittadini, nei suoi elettori, nei suoi iscritti.

Oggi però il PD è diverso, diverso perché ha portato il berlusconismo 2.0 dentro di sé: Matteo Renzi ha rivoltato il modo di agire del partito, portando il piglio decisionista craxiano (non avendo l’abilità di Craxi) e la capacità comunicativa di Silvio B. (non avendo però la sua stessa caratura). Ci sono sicuramente strateghi e geni del marketing dietro di lui, un giovane arrogantello che prima o poi spezzerà la corda, ma le Quirinarie rischiano di essere un autogol.

Detto questo, ci vorrebbe un nome che spaccasse il PD, che non può essere di nuovo Rodotà, tanto meno Prodi, nomi già bruciati due anni fa. Serve qualcosa di diverso e serve anticiparlo di poche ore, in modo da evitare che i suoi nomi compattino il PD e spiazzino noi, perché loro hanno già ragionato da mesi a questo scenario.

Bruciati tutti

I nomi che girano ora sono sicuramente bruciati, anche se Amato, Gianni o Enrico Letta, D’Alema e Veltroni sono nomi buoni per ogni stagione. Si sente anche di Sergio Matarella, ma non mi pare molto credibile. E comunque di rado i primi nomi che girano sono quelli buoni.

Prodi è stato già mandato al macello e difficilmente con il Patto del Nazareno bello solido verrà proposto. Prodi è l’antagonista storico di Berlusconi, l’unico che l’ha sconfitto alle urne e farebbe saltare il banco e quindi anche il Governo, così come lo stesso PD che ha pur sempre valanghe di dalemiani pronti a impallinarlo.

Rodotà è andato bene la scorsa volta, ma ora significherebbe abusare, perché non ha più l’effetto “sorpresa” della volta scorsa.

Gli outsider

Che profilo vogliono questi signorotti? Un uomo spendibile con l’Europa. Un uomo garante dell’inciucio eterno. Un uomo che firmi qualunque cosa. Un uomo che va bene alla finta destra, ma anche alla finta sinistra.

Nomi che hanno già fatto stare insieme, in un modo o nell’altro, Berlsuconi e il PD.

I nomi che credo possano uscire sono i seguenti:

Mario Monti, ex capo di governo, economista, spendibile a livello europeo e già sostenuto da PD e PdL una volta. Il senatore a vita voluto da Napolitano (e qua già dico tutto) potrebbe essere tirato fuori dal cilindro in qualsiasi momento di difficoltà; dalla sua ha che Scelta Civica non esiste praticamente più e questo potrebbe ridargli una verginità che non ha. Una parte di italiani potrebbe anche accettarlo.

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, potrebbe ripetere il percorso di personaggi come Ciampi e Dini, ma anche Padoa Schioppa che da Palazzo Koch sono approdati al Quirinale, a Palazzo Chigi e in via XX Settembre, dalle banche alla politica e di certo all’Europa può piacere, visto che è stato all’OCSE e ha un Ph.D. ottenuto negli USA.

Michele Vietti, ex vicepresidente CSM, in quota UDC, docente universitario di diritto molto navigato. Il suo nome ha compattato la politica per ben due volte (fu eletto membro laico in quota CCD nel 1997 e fu rieletto nel 2010). Potrebbe essere una carte interessante, certo meno appetibile in Europa.

Luciano Violante, il PD l’ha bruciato alle elezioni come membro della Consulta, dopo che c’era l’accordo con Forza Italia, per ben 20 votazioni. Alcuni membri hanno approfittato del voto segreto per mostrare il loro sdegno per l’accordo scellerato Renzi-Berlusconi. Violante si è attestato mediamente sempre intorno ai 500 voti con un minimo di 429 all’ottavo scrutinio e un massimo di 542 al tredicesimo e per eleggerlo servivano 570 voti. Per il Quirinale, dal quarto scrutinio, bastano 505 voti, mentre ai primi tre più di 670: potrebbe essere un jolly, visto che i numeri potrebbero esserci, visto che i franchi tiratori potrebbero non bastare.

Renzi può tirar fuori qualunque cosa e dobbiamo giocare stavolta di astuzia, molta astuzia. Stavolta forse ci sarà da sporcarsi le mani e turarsi il naso, ma dobbiamo giocare la partita e scardinare l’accordo Renzi-B, senza farci mettere noi nel sacco (come potrebbe essere stato l’affare Sciarra, cui io votai no; in quel caso giocare d’astuzia poteva essere votare bianco e poi accusare il PD di non rispettare i patti, ogni tanto dobbiamo essere scaltri e usare questi meschini giochetti, perché in quel palazzo funziona così).

La mia speranza è sempre quella di vedere Gustavo Zagrebelsky Presidente della Repubblica. Purtroppo questa classe politica non lo potrebbe mai votare.

Nel post di due anni fa le regole, i poteri e i numeri in ballo: http://goo.gl/ZcFG72

 

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