E il nuovo premier è…

Premessa: chiamare “premier” o “primo ministro” il Presidente del Consiglio dei Ministri è una mera semplificazione. In Italia non c’è il semi-presidenzialismo, tipica forma che prevede le figure sopracitate, ma siamo in una repubblica parlamentare, dove la sovranità del Parlamento è centrale.

Non a caso le figure istituzionali più importanti, dopo il Presidente della Repubblica, sono i presidenti del Senato e della Camera.

Per i fautori dello “stallo” del “il Governo è necessario, come si fanno le riforme?” (con il Parlamento magari), eccovi accontentati. Napolitano ha finito quelle che nella prassi vengono definite consultazioni. Domani nominerà il primo ministro, che, come solito accetterà con riserva. Poi questo mr. X si presenterà alle forze che sono disponibili a concedergli il voto di fiducia iniziale, presentando loro una rosa di ministri ed un’agenda di governo. Se ottiene il nulla osta (nessuna formalità, semplicemente durante questi dialoghi capirà se ministri ed agenda vanno bene ai partiti che s’impegnano a sostenerlo) tornerà dal Capo dello Stato per sciogliere la riserva, farsi nominare i ministri, controfirmerà il decreto di nomina ed il nuovo Governo s’insedierà (ancora non a pieni poteri), giurando sulla Carta. Infine si recherà alle Camere per ottenere la fiducia (logicamente, si presenterà prima alla Camera dei Deputati, dove la maggioranza è più forte).

La mozione di fiducia iniziale, votata palesemente per appello nominale, deve essere approvata in entrambe le Camere per permettere al Governo di operare a pieni poteri.

Ma chi sarà mai questo Capo di Governo? Chi è quella personalità che potrà raccogliere consensi ampi? Considerando che il M5S non appoggerà nessun governo che non sia il loro e che il PD vuole a tutti i costi governare (pur mancando nettamente di numeri al Senato), occorre qualcuno in grado di catalizzare anche il sostegno del PdL, della Lega, di Monti.

Le ipotesi sono tre:

  • la più accreditata, da tempo, è un Monti-bis. Come successo nell’ultimo anno e mezzo. Qualcosa però pare essersi inceppato: Monti è “salito” (cit.) in politica con una sua lista civica. Presentandosi da solo alla competizione. L’unico effetto che ha avuto è stato quello di uccidere l’UdC ed eliminare FLI (alleluja), oltre a scippare qualche voto a Berlusconi. Ma questo non è garbato molto, né al PD, tanto meno al PdL. Dimostrazione è il tentativo di proporsi come Presidente del Senato. Stoppato addirittura da Napolitano: ci sarebbe stato un momentaneo black-out istituzionale (finché non c’è il nuovo governo, sarebbe in carica). Anche se l’incarico istituzionale è di alto gradimento al Colle. La realtà infatti non sarebbe il presunto stallo che si creerebbe con un Monti uno e trino (Capo di Governo uscente e poi rientrante, Presidente del Senato, Senatore a vita), ma il fatto che con così tanti ruoli di rilievo non sarebbe andato per nulla giù né a Berlusconi, né al PD. Resta comunque l’alternativa preferita del Quirinale.
  • la mossa del PD al Senato è sembrata studiatissima. L’asso di tirar fuori il nome di Grasso, opposto a Schifani, ha leggermente sorpreso alcun senatori del MoVimento, che per evitare la rielezione del pidiellino, hanno preferito votare l’ex-PM della DNA, come seconda carica dello Stato. Il che ha illuso, erroneamente, il PD di poter fare breccia nei 5 Stelle ed evitare l’alleanza con Berlusconi, che sarebbe la morte degli ex-DC, ex-PCI, ex-DS, ex-tutto insomma. Ma la mossa premeditata è un’altra. Napolitano potrebbe infatti avanzare una proposta di “Governo istituzionale”, una delle più accreditate quando c’è crisi di Governo o mancano i numeri. Infatti viene affidato il mandato al Presidente di una delle due Camere, quello ritenuto più al di sopra delle parti, più capace di essere apprezzato dalla maggior parte dei partiti. E Grasso è l’identikit ideale: candidato del PD, ben visto dal PdL (grazie al centro-destra, che con una legge ad-hoc tagliò fuori Caselli, è diventato PM nazionale dell’antimafia). Il nome si fa forte in queste ore, ma era già evidente quando è uscito dal cilindro sabato scorso. Se PD e PdL hanno bocciato categoricamente l’ipotesi Monti, il nome sarà questo.
  • infine l’idea che mi sono fatto da tempo. L’uomo che sta manovrando probabilmente, da dietro le quinte, l’intera strategia del PD. Impossibile infatti che il colpo Grasso sia stato tirato fuori da Bersani. E’ stato qualcuno di più fine. L’ex-premier Massimo D’Alema. E questo potrebbe essere il nome jolly. Dopotutto è un pezzo grosso del PD. E quello preferito da Dell’Utri (braccio destro di Berlusconi, non ricandidato) per fare le riforme. L’uomo della bicamerale, del “patto della crostata”, presidente uscente del COPASIR, colui che non si presentò alla votazione sullo scudo fiscale, l’uomo che avrebbe i suoi “compagni” dietro le sale Bingo (quelle dei 98 mld di evasione mai riscossa). Il braccio destro di D’Alema è collegamento tra lui, Dell’Utri, Miccichè (leggere “Il Sottobosco” di Ferruccio Sansa). Sarebbe l’uomo perfetto per l’ultimo grande inciucio. Ipotesi remota, ma da non scartare. Perché decreterebbe la morte definitiva dei partiti, in una attimo. Ma sarebbe l’ultima risorsa (certa) per unire PdL e PD un’ultima volta, prima della fine. La loro fine.

Qualunque Governo esca, ci sarà posto per almeno uno tra Lamberto Dini e Giuliano Amato per un Ministero, anche loro tra i pochi in grado di tenere serrate le fila del maxi-partito unico. E Monti troverà comunque collocazione al Governo. E non dimentichiamoci di Passera, leggermente meno in lizza degli altri, ma probabilmente riconfermato come Ministro dello Sviluppo Economico (quello che vorrebbe a tutti i costi Bersani).

 
Zagrebelsky, Rodotà, Petrini potrebbero essere tirati dentro in un primo momento: quando capiranno che non è aria, porteranno via il beliscimu (come si dice da queste parti).
 
Sarà l’ultima mossa, prima di sparire per sempre. Svuotate i carceri, predisponete il piccone e la pala, il rastrello e l’aratro. Entro un paio di anni aumenteranno i detenuti e ci saranno nuove braccia per le miniere e i campi.

PS: tra qualche giorno il toto-Quirinale!


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